Diamo all’Italia una strategia digitale. Diffondiamo il segnale…

Invitiamo le persone di buona volontà a sottoscrivere l’appello di Vittorio Zambardino, blogger ed uno dei massimi esperti internet e nuovi media in Italia. Più che un appello è quasi un segnale di allarme ed un levate gli scudi. Su cosa? Sulla mancanza di una agenda politica riguardante le tecnologie informatiche e digitali in senso lato.
Un appello chiamato Diamo all’’Italia una strategia digitale.
A chi è rivolto? Ai politici di ogni schieramento, colore, foggia e credo. In ogni paese civile e moderno ci si interroga su come potenziare e sfruttare al meglio le tecnologie digitali e il mondo di internet. In tutto il mondo tranne che in Italia e nelle dittature. E’ un appello trasversale che deve essere sostenuto dai giovani, of course, ma anche dalle piccole e medie imprese che per competere e vincere nella nuova arena globale ed interconnessa hanno bisogno delle infrastrutture e autostrade digitali che in Italia sono all’anno zero o quasi. Ogni forte trasformazione sociale è sempre stata figlia di una rivoluzione tecnologica, basti pensare all’epica steam dell’ottocento, dove la forza del vapore rivoluzionò trasporti e industria, o all’epopea elettrica del secolo scorso, con particolare riferimento alla seconda metà.
Adesso stiamo vivendo la rivoluzione digitale. E siamo indietro.
Ancora in tempo per colmare il Digital Divide, ma bisogna mouversi perché più stiamo fermi e più il gap aumenta. E certo i tentativi di imbrigliare i blogger e i contenuti video di YouTube non fanno fare all’Italia una bella figura; e mentre in America Obama è, per tutti, il primo presidente 2.0, quello più sveglio a capire le potenzialità di Facebook, MySpace e Twitter in Italia abbiamo uno Schifani che reputa parte dell’informazione su Facebook più pericolosa dei gruppi violenti degli anni ’70. Capite bene che, se queste sono le premesse, non ci si può meravigliare del Digital Divide italiano.
Cosa si chiede con l’appello Diamo all’Italia una strategia digitale ?
Si chiede, in un arco di tempo di 100 giorni, un numero particolarmente gradito ai governi postmoderni ed agli esperti di marketing, la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia.
Agenda e proposte che dovranno tener conto delle esigenze, esperienze e conoscenze delle rappresentanze economiche e sociali, dei consumatori, delle università e di quanti, in questo Paese, operano in prima linea su questo tema.

Ma se in Italia la rivoluzione di Brunetta per la Pubblica Amministrazione è questa stiamo freschi…

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