Il medico di medicina generale (MMG) rappresenta il perno centrale dell’assistenza territoriale in Italia, ma la sua economia professionale è spesso oggetto di fraintendimenti. A differenza dei dirigenti medici ospedalieri, che operano come dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, il medico di base è un libero professionista convenzionato. Questo significa che il suo compenso non è un semplice stipendio erogato per il tempo trascorso in studio, ma un fatturato lordo derivante da una convenzione nazionale e regionale che deve coprire l’intero costo di gestione di una struttura sanitaria di prossimità.
Nel 2026, con il consolidamento dei nuovi accordi contrattuali e l’integrazione dei medici nelle Case di Comunità, la struttura della retribuzione è diventata ancora più stratificata. Per capire quanto guadagna un medico di base bisogna effettuare un’indagine che separi nettamente le entrate lorde dai costi vivi, evidenziando come la responsabilità clinica si intrecci con una vera e propria gestione aziendale dello studio.
La natura giuridica e il sistema a quote della retribuzione
Il compenso del medico di base si fonda su un sistema misto, regolato dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN). La fonte principale di reddito è la quota capitaria, un importo fisso annuo versato per ogni assistito che ha scelto quel determinato medico. Lo scopo di questo modello è svincolare il guadagno dal numero di visite effettuate, incentivando piuttosto la prevenzione e la gestione cronica del paziente, in altre parole, lo Stato paga il medico per “tenere in salute” la propria lista di assistiti.
La quota capitaria è modulata in base all’età dei pazienti (i soggetti sopra i 75 anni o sotto i 14 anni richiedono un monitoraggio più stretto e generano quote più elevate) e all’area geografica di appartenenza. Oltre alla quota fissa, il compenso si arricchisce di una parte variabile legata al raggiungimento di obiettivi di salute specifici, definiti a livello regionale o aziendale (ASL).
Quanto guadagna un medico di base per ogni paziente?
Entrando nel vivo dei numeri, il compenso lordo per ogni assistito è strutturato per scaglioni. Questo serve a garantire la sostenibilità economica anche per chi ha pochi pazienti, specialmente nelle fasi iniziali della carriera.
In linea generale, per i primi 500 pazienti la quota è significativamente più alta (circa 70 euro lordi annui per assistito), mentre per i pazienti successivi la quota base scende a circa 35-40 euro. In termini mensili, un medico percepisce mediamente tra i 3,50€ e i 6€ lordi per paziente. Se prendiamo come riferimento un medico con 1.000 pazienti, il fatturato base derivante dalla sola quota capitaria si attesta tra i 45.000 e i 55.000 euro lordi annui, a cui vanno però sommate indennità di anzianità e rimborsi spese.
Tabella: stima del compenso lordo annuo per numero di assistiti (2026)
| Numero di Assistiti | Profilo del Medico | Fatturato Base Annuo (Lordo) | Stipendio Mensile Lordo (Stima) |
| 500 pazienti | Inizio carriera / Aree rurali | € 35.000 – € 45.000 | ~ € 3.500 |
| 1.000 pazienti | Medico con esperienza media | € 75.000 – € 95.000 | ~ € 7.500 |
| 1.500 pazienti | Medico Massimalista | € 130.000 – € 160.000 | ~ € 12.000+ |
Nota: Le cifre includono indennità di anzianità medie e bonus previsti dall’ACN 2026.
Lo stipendio del medico di base massimalista: i limiti e le deroghe
Il “massimalista” è il medico che ha raggiunto il limite di 1.500 assistiti, tetto stabilito per legge per garantire la qualità dell’assistenza. Tuttavia, la cronica carenza di medici di medicina generale ha spinto molte regioni a introdurre deroghe che permettono di salire fino a 1.800 assistiti.
Il fatturato lordo di un massimalista esperto, con oltre 20 anni di servizio, può superare i 160.000 euro annui. È un dato che spesso viene strumentalizzato per descrivere i medici di base come una categoria privilegiata, ma è un’analisi superficiale che ignora il carico di lavoro. Gestire 1.500 persone vuol dire affrontare quotidianamente decine di visite ambulatoriali, domiciliari e una mole burocratica (piani terapeutici, certificazioni, segnalazioni all’ASL) che satura l’intera giornata lavorativa, spesso ben oltre le ore ufficiali di studio.
Gli obblighi orari di un medico di famiglia
Un medico di medicina generale non lavora secondo i propri tempi. L’ACN stabilisce regole precise sulla disponibilità oraria minima settimanale, calcolata in base al numero di assistiti:
- Fino a 500 pazienti: 5 ore settimanali obbligatorie di studio.
- Da 500 a 1.000 pazienti: 10 ore settimanali.
- Oltre 1.000 pazienti (Massimalisti): 15-20 ore settimanali.
Queste ore rappresentano solo il tempo di apertura per le visite in ambulatorio. A queste vanno aggiunte le ore dedicate alle visite domiciliari (da effettuare entro la giornata se richieste prima delle 10:00), la reperibilità telefonica giornaliera (8:00-20:00 nei giorni feriali) e la gestione delle pratiche amministrative. Nel 2026, con l’obbligo di inserire i dati nei fascicoli sanitari elettronici in tempo reale, l’impegno orario complessivo per un massimalista si attesta frequentemente sulle 45-50 ore settimanali.
Dal fatturato al netto reale: la gestione dei costi fissi
Per capire realmente quanto guadagna un medico di base al mese, bisogna guardare ai costi che il professionista deve sostenere per tenere aperto lo studio. Poiché lo studio medico non è fornito dall’ASL, ma è a carico del titolare, il medico deve comportarsi come un piccolo imprenditore.
Le voci di spesa principali che riducono drasticamente il lordo sono:
- Affitto e gestione immobili: lo studio deve rispondere a requisiti sanitari rigorosi. Affitto, utenze professionali, pulizie e smaltimento rifiuti speciali pesano per circa 800-1.500 euro al mese.
- Personale di studio: per gestire un massimale di pazienti è indispensabile avere almeno un segretario/a per il triage telefonico e le ricette. Il costo per un dipendente part-time o full-time è una delle uscite più pesanti.
- Contributi previdenziali ENPAM: il medico versa obbligatoriamente all’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza Medici). La quota D, che riguarda i liberi professionisti convenzionati, incide per circa il 15-20% del reddito imponibile.
- Assicurazione professionale: fondamentale per la tutela contro il rischio clinico, ha costi crescenti in base alla sinistrosità del settore.
- Tecnologia e informatica: i software gestionali necessari per la ricetta elettronica e l’interconnessione con l’ASL hanno licenze annue che possono superare i 1.000 euro.
In definitiva, se un medico massimalista fattura 12.000 euro lordi in un mese, tra spese di personale, gestione, tasse e contributi previdenziali, il guadagno netto reale si assesta spesso tra i 4.200 e i 5.500 euro.
Indennità aggiuntive: medicina di gruppo e prestazioni extra
Esistono canali di guadagno supplementari che possono incrementare la retribuzione. Il più rilevante è l’indennità per la medicina di gruppo o di rete. Lo Stato incentiva i medici a unirsi in associazioni per garantire aperture prolungate e condivisione dei dati: un medico che lavora in gruppo riceve un’indennità specifica (circa 7-10 euro in più per paziente all’anno) che serve a finanziare la struttura comune.
Altre entrate derivano dalle Prestazioni Individuali Aggiuntive (PIA). Si tratta di rimborsi per attività tecniche che evitano al paziente di recarsi in ospedale, come:
- Vaccinazioni (antinfluenzale, anti-pneumococcica, COVID-19).
- Piccoli interventi di chirurgia ambulatoriale (rimozione punti, bendaggi complessi).
- Test diagnostici rapidi (ECG, spirometrie, tamponi).
- Certificazioni a pagamento (per attività sportiva non agonistica, porto d’armi, patente, fini assicurativi).
Il confronto con il medico ospedaliero e la guardia medica
Ma è meglio la carriera territoriale o quella ospedaliera? Il medico ospedaliero ha una progressione salariale legata ai livelli di dirigenza: uno strutturato parte da circa 2.800€ netti per arrivare ai 5.000€-6.000€ di un primario. Sebbene le cifre possano sembrare simili a quelle del medico di base, l’ospedaliero non ha spese di gestione (lo studio e gli strumenti sono dell’ospedale) e gode di ferie pagate, tredicesima e malattia coperta al 100%.
La Guardia Medica (Continuità Assistenziale), invece, riceve un compenso orario che nel 2026 si aggira sui 25-30 euro lordi. Non ha oneri di studio, ma non ha nemmeno una clientela fissa, il che rende il reddito più instabile se non accoppiato ad altre attività libero-professionali.