Pagamento con cellulari e il digital gap italiano

Il pagamento con i cellulari non richiede chissà che tecnologia, è qualcosa di possibile, si avvicina il cellulare ad un dispositivo e voilà, il gioco è fatto. Ecco che abbiamo pagato la nostra t-shirt con il cellulare. Se la tecnologia esiste o sarà comnque possibile a breve a fare da freno a tutto ciò c’è la burocrazia, un mostro che si auto genera, una idra proteiforme che ti avvolge anche quando pensi di averla ridotta a più miti consigli.

Google Wallet ha lanciato una applicazione per telefoni (android) che consente di pagare attraverso il cellulare, il costo addebitato sulla carte di credito.

La Francia ha lanciato e sta creando un sistema di operatori e di banche che, usando la tecnologia Nfc, hanno creato un nuovo ambiente commerciale. L’intento è di estendere il più possibile questo microambiente; un progetto attenzionato con interesse anche da Spagna, Olanda e, udite udite, anche dagli States. Ma non solo Francia.

In Turchia ci sono accordi tra operatori di telefonia e banche atti a favorire ed incrementare questo nuovo modo di pagare. Per la verità in Italia c’è stato un prodotto pilota, portato avanti dal Credito Valtellinese, ma nulla o poco è stato fatto più.

In Italia si paga già con il cellulare, ma con tecnologie diverse e più “primitive”. Ci sono altresì delle ragioni antropologiche e culturali. Gli italiani sono particolarmente resti ad usare, per muovere soldi, le moderne tecnologie informatiche; e proprio per tranquillizzarli occorrerebbe sturare la burocrazia e rendere trasparenti e facili da comprendere le norme ed i divieti.  

Tutte cose che non avvengono e che, cosa ancora più grave, non sono ritenute “strategiche” dai politici che ci comandano, che vedono nella rete un nemico e non un facilitatore. Ne sono testimonianza le scarse iniziative per rendere più fluidi, usando la rete, tante cose, né sono testimonianza gli appelli a vuoto tesi a indire una agenda digitale italiana.

Volete un esempio di attenzione ad alcune tematiche? Il Governo avrebbe dovuto recepire entro il 30 Aprile la direttiva europea 110 del 2009. Ad oggi, ancora non l’ha fatto.

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