Facebook e caso Yara. Nuovi metodi investigativi e nuovi comportamenti. Nuove leggi?

Di una cosa d’ora in poi potremo essere sicuri. Facebook sarà, sempre di più, una delle prime cose che verranno prese in considerazione nei casi di cronaca nera, ma non solo.
Ci conferma il trend il recente caso di Yara, della ragazzina di Bergamo (Brembate di Sopra), scomparsa e ritrovata morta recentemente.
Ormai nelle scuole di investigazione, da oggi in poi, verrà insegnato come un comandamento qualcosa del tipo “cercate nei social”, e ipso facto date una occhiata su Facebook, così come un tempo si soleva dire cercate lettere segrete e diari.
Le potenzialità in tal senso sono enormi, i social rappresentano una risorsa informativa enorme ma, more solito, bisognerà stare attenti a separare l’informazione dal rumore, inteso in senso elettronico, ma anche lato di disturbo.
Ergo, anche di disturbo alle indagini. Già, perché ci sarà sempre chi, per quel famoso quarto d’ora di celebrità (Andy Warhol è stato probabilmente il più grande profeta e filosofo della comunicazione del XX secolo), s’inventerà qualcosa o farà intendere di sapere più di quanto in realtà sa.
E questo protagonismo elettronico potrebbe diventare un problema mica da ridere.
Immaginate se, più o meno contemporaneamente, una decina di utenti millantassero di sapere la verità e fornissero indizi a destra e a manca; sarebbero di vero aiuto nelle indagini?
Io credo di no, e non sarebbe male legiferare qualcosina al riguardo, qualcosa equiparabile ai reati di consueti in caso di depistaggio, di false dichiarazioni etc.
Nel caso di Yara c’è una amichetta che sembra sapere tante cose. Sembra.
Ed allora perché non parla? Dice che la persona che ha ucciso Yara è sotto gli occhi di tutti, ma non fa il nome.
Bisogna crederle?
E se fosse tutta una bufala inscenata per mettersi in mostra?
Così come sembrerebbe falso il profilo su Facebook della miglior amica di Yara.
Atteggiamenti simili andrebbero stigmatizzati e contrastati legalmente?
Se si provasse a fare qualcosa del genere il popolo della Rete griderebbe al controllo, ma non è così.
Si tratterebbe di regolamentare elettronicamente il tradizionale e vecchio senso civico.
Cioè quel mettersi a disposizione e non in mostra.
Servono nuove leggi per nuovi comportamenti.

Un Commento a “Facebook e caso Yara. Nuovi metodi investigativi e nuovi comportamenti. Nuove leggi?”

  • Luca says:

    Assolutamente, questi comportamenti vanno impediti con o senza leggi.

    Certi argomenti andrebbero gestiti con estrema delicatezza…

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