La legge di Moore ed i chip al Grafene

Nel mondo dell’elettronica c’è una legge che somiglia ad brutta profezia, ad una geremiade, un anatema da temere. Sto parlando della Legge di Moore.

 

Cosa dice la legge di Moore? Riprendo la definizione da Wikipedia ed affermo: “Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi”.

Gordon Moore non è una persona qualsiasi bensì uno dei cofondatori di una società chiamata Intel. Vi dice qualcosa?

Sappiamo bene che quando si usano rapporti di potenza, anche piccoli, dopo un po’ le cose cominciano a diventare enormi. In tanti pensano che il crash ci sarà intorno al 2020, con questa crescita non il silicio ed il biossido di silicio potrebbero non bastare più.

Ed allora? Come fare? Abbiamo pronto un nuovo materiale o una nuova tecnologia. Il materiale c’è e si chiama Grafene.

Come si può ben intuire dal nome ha una qualche affinità con la grafite e, pertanto, con il Carbonio. La scoperta di questa materiale, che è valso il premio Nobel per la Fisica 2010 a Andre Geim e Konstantin Novoselov, potrebbe rivoluzionare il mondo dell’elettronica in quanto lo stesso sembra in grado di migliorare di centinaia di volte le prestazioni dei computer.

Tecnicamente, il Grafene è formato da “singoli strati di atomi di carbonio organizzati in una griglia a nido di api” come ha spiegato lo stesso Geim su NewScientist; il Grafene è più resistente e duro del diamante (chimicamente parlando un fratellino), ma nonostante questa durezza può essere “allungato e stirato” per un quarto della sua lunghezza.

Altre caratteristiche? Uno strato di Grafene è dotato, in proporzione al suo peso, dell’area di superficie più estesa; il Grafene è impermeabile a gas e liquidi, conduce il calore e l’elettricità meglio del rame; il grafene, benché leggerissimo e flessibile è resistentissimo: il grafene è cento, e più volte, più resistente dell’acciaio.

Non vi pare il materiale perfetto? E l’Italia? Elisa Molinari, professore all’Università di Modena e Reggio Emilia e direttrice del polo S3 di Modena dell’Istituto di Nanoscienze del Cnr, dice che: “Subito dopo la scoperta del grafene, sia a Modena che a Pisa abbiamo cominciato a occuparcene anche grazie alla collaborazione con alcuni tra i principali centri attivi nel mondo.

L’ostacolo principale nè la produzione di grafene in grandi quantità, con proprietà controllate e a basso costo. Ci sono diverse strategie possibili, ma ancora non sappiamo quale sarà la vincente.

E poi sarà critico risolvere il problema della stabilità dei materiali e dei dispositivi nel tempo”.

Insomma ci siamo, e ci saremo (si spera) anche noi nella corsa.

Molto dipenderà dai fondi e dalla capacità di proporre progetti interessanti.

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