Via il Decreto Pisanu sul Wi-Fi, o no?

Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare del “superamento” del Decreto Pisanu, una sorta di Patriot act italiano, per quanto riguarda la parte legata al Wi-Fi.
Ultimamente il sardo (e massone?) Beppe Pisanu sta tornando in auge, si parla anche di lui come possibile premier tecnico o traghettatore.
Ma questa è un’altra storia, torniamo al Wi-Fi.
Il decreto Pisanu fu la risposta italiana agli attentati di Londra del 2005, detto decreto imponeva ai soggetti che offrivano apparecchi di comunicazione (come gli internet point o internet caffè) l’obbligo di identificazione e memorizzazione di ciascun utente attraverso un documento di identità.
Una limitazione che di fatto bloccò il possibile sviluppo di un’offerta Wi-Fi in Italia simile o confrontabile con quella degli altri paesi europei e non.
Valga come esempio che neanche negli Usa o in Inghilterra vennero prese dei simili provvedimenti.
All’estero infatti non era richiesta identificazione fisica (carta d’identità), si seguiva la traccia telematica del pagamento alla rete Wi-Fi. Si sta pensando ad una identificazione attraverso password e successiva identificazione via SMS.
Negli ultimi tempi anche una sodale di partito di Pisanu come la rossa Michela Vittoria Brambilla nei mesi scorsi si è spesa per un superamento del Decreto Pisanu, che a suo dire, e non a torto, costituiva anche un ostacolo (tecnologico s’intende) anche per i turisti. Certo se poi ci facciamo crollare i nostri beni archeologici (vedi crollo di Pompei) la liberalizzazione del Wi-Fi servirà a poco.
E non mancano chi, come il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, vede con sospetto la cosa affermando che dette nuove norme possono “ridurre moltissimo la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso Internet.
Dietro queste reti WiFi e internet point ci si può nascondere benissimo nella massa degli utenti non più identificabili e si possono trovare anche terroristi, pedofili e mafiosi”. Ma questo sono cose che potrebbero succedere anche in altri paesi, ma non per questo adottano misure come quelle dell’ex Decreto Pisanu.

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