Archivi per la categoria ‘social network’

Come è cambiato il modo di incontrarsi e relazionarsi ai tempi dei Social Network

Incontrarsi onlineSpesso i meno informatizzati ritengono che chi ami navigare e lavorare sul web sia un po’ distaccato dal mondo reale, pensano che siano dei solitari che non amino stare a contatto con le persone, alimentando il moderno clichè del nerd sociopatico.

Ma come i web addicted sanno bene, non c’è luogo reale che possa competere con la quantità di informazioni che si possono reperire e con il numero di opportunità che gli utenti hanno per incontrare persone nuove e farsi degli amici.

Leggi il resto di questo articolo »

Le nuove professioni nel settore dei Social Network

Ormai da molti anni le aziende hanno capito che solo attraverso il web è possibile farsi della pubblicità davvero efficace e sono ormai anni che anche i giornali in formato cartaceo hanno compreso che, senza una versione digitale, non possono sperare di raggiungere un numero crescente di lettori.

Sono anni che il lavoro corre quindi sul web, una corsa che oggi è diventata ancora più radicata nella rete. Sì, perché oggi abbiamo compreso che sono soprattutto i social network ad essere importanti dal punto di vista della pubblicità e del marketing aziendale.

Leggi il resto di questo articolo »

Una ricerca sui Tweet del mondo ha evidenziato, a sorpresa, una nuova geografia. Sarà la prossima cartina Geopolitica?

I dati e i tweet di Twitter, più ancora di ciò che c’è su Facebook, sono stati spesso utilizzati, con un certo successo, al fine di prevedere elezioni politiche in quasi tutto il globo, per monitorare le influenze e anche i “terremoti” finanziari.

Questi esperimenti, dicevo, non sono andati affatto male.
In questa monumentale raccolta di dati mancava una statistica di tipo geografica che indicasse i paesi di provenienza.

Mancanza che è stata colmata da uno studio condotto dall’Oxford Internet Institute ha permesso di dare una occhiata alla geografia dei tweet.

L’analisi è stata fatta prendendo in considerazione l’arco temporale compreso tra il 5 e il 13 Marzo 2012 e su 4,5 milioni circa di tweet inviati. Ebbene? Una certa sorpresa c’è stata eccome. Dopo gli Usa, cosa prevedibile per popolazione e digitalizzazione, si sono piazzati ben quattro paesi emergenti: Brasile, Indonesia, Messico e Malesia. Il Regno Unito si piazza al quarto posto in mezzo agli emergenti. Leggi il resto di questo articolo »

Social network tematici. Sarà questa la nuova frontiera del web marketing?

Adesso molte imprese, in particolar modo quelle locali, stanno cominciando a capire che fare promozione e pubblicità sul web può essere conveniente, per quanto possa essere comunque difficile calcolare un ROI preciso.

Ad ogni buon conto, sempre più spesso si notano delle pagine su Fb e anche su Twitter.
Hic et nunc vorrei adesso fare una bella domanda: “Quanti di voi si ricordano o seguono con costanza il 60% dei mi piace su cui avete cliccato?”.

Sono certo che una larga percentuale non si ricorda tanto, senza considerare che qualcuno si trova appioppato dei mi piace senza esserne a conoscenza.

Va da sé che una siffatta situazione non genera alcun vantaggio competitivo. Le vostre offerte, anche ottime, annegano in un mare di altre info. Come fare allora? Facebook e Twitter sono i social dominanti, ma non sono gli unici. Anzi. La nuova tendenza sembra portare verso la differenziazione social, quasi un ossimoro in sé, verso social network tematici. Chi lavoro nel settore del web marketing non può né deve sottovalutare questi aspetti. Leggi il resto di questo articolo »

Social Banking, quando le chat entrano nei caveau

Dire che i social abbiano cambiato tante nostre abitudini significa ormai dire una ovvietà.

Basti pensare che hanno radicalmente cambiato il nostro modo di rapportarci con le informazioni e i media, ma anche il nostro modo di stringere amicizia, in non pochi casi anche il modo di innamorarsi, o perlomeno di approccio.

Tutte cose o azioni che potevano essere previste.

Quello che non poteva né sembrava affatto prevedibile era il fatto che gli strumenti social avrebbero migliorato anche i rapporti tra le banche e gli istituti di credito, solitamente un po’ tesi, diffidenti e dove la privacy, cosa per certi versi antitetica all’animo social, deve essere giocoforza molto stringente.

Eppure, strumenti social come chat, messaggi di posta elettronica e altro, rappresentano ad oggi il modo di relazionarsi più diffuso gli istituti di credito e i clienti.

Un report del 2011 ha evidenziato che si sono gestite ben cinquantuno milioni di telefonate in entrata e in uscita, senza dimenticare la registrazione di 1,6 milioni di scambi.

Leggi il resto di questo articolo »

In che modo i social media creano profitto?

Oggi i social network sono la massima espressione della tecnologia online e tutti ci si sono buttati a capofitto. Il più grande ‘business’ del web ha un aspetto positivo che non passa inosservato: l’accesso gratuito. Questo almeno in teoria. L’idea utopistica di un mondo in cui Internet consenta lo scambio di infinite informazioni è sicuramente piacevole, ma le persone hanno bisogno di essere pagate per progettare i siti, moderare i contenuti, fare funzionare i server e convincere i giornali che i social media non sono sinonimo di decadimento della civiltà occidentale.

Benché quindi chiunque possa registrarsi ed utilizzare tutte le gloriose funzionalità di questi siti senza tirare fuori un soldo, la gratuità è solo teorica. La regola di fondo, infatti, è semplice: se è gratuito allora il prodotto siete VOI. Potete darci dei cinici, ma ormai in questo mondo nulla si fa senza che qualcuno da qualche parte paghi e se così non fosse l’intera idea dei social media non starebbe neppure in piedi.  Mark Zuckerberg può avere convinto tutti che il suo scopo non era fare soldi solo perché tu “condividi” o “ti piace”, ma la sua grandiosa visione non avrebbe visto la luce e non avrebbe raggiunto le proporzioni attuali senza l’apporto di capitale.

Foto - Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Facebook è un ottimo punto di partenza per discutere di come i social network generano profitto. Con una previsione di entrate pari a 4 miliardi di dollari per il 2012 e un peso sufficiente a lanciare un’offerta pubblica di vendita è ovvio che stanno facendo qualcosa nel modo giusto. Il pane quotidiano di Facebook è la pubblicità: 175 milioni di persone accedono al sito ogni giorno e tutti vedono una serie di annunci a destra dello schermo con i quali possono interagire in diversi modi. Fin qui niente di nuovo: il 90% dei siti traggono almeno in parte profitto dalla pubblicità. Leggi il resto di questo articolo »

Facebook rende stupidi, parola di Andrew Keen

Il saggista Andrew Keen, già autore del libro dilettanti.com , è uno abituato a dire quello che pensa.

E non pensa cose belle dei social e della linea, più una deriva nelle sue parole, del mondo del web in particolare.

Il libro dilettanti.com era una feroce invettiva versus gli esperti online, verso la produzione di contenuti gratuiti e condivisi senza filtro né critica.

Insomma, a suo dire, il web 2.0 stava e sta mancando la nobile mission di informare, per il semplice motivo che le informazioni vengono annegate in un mare di stupidità di cui se ne farebbe volentieri a meno. non mancava altresì di dire che dette azioni avevano una ricaduta, negativa, sulla economia.

Il libro ovviamente fece discutere, ma non pochi guru della Rete, a distanza di qualche anno, si stanno allineando alle sue posizioni.

 

La condivisione, secondo Keen, ha un rovescio della medaglia che andrebbe considerato. La cessione volontaria dei nostri dati, che possono venir usati per scopi commerciali, vendendo le profilazioni agli inserzionisti. E poi c’è la dipendenza.

Qualche anno fa si cominciò a parlare di dipendenza da blog quando i blog personali erano pochissimi.
E già si parlava di alcuni disturbi, di gente che si svegliava alle 2 di notte per vedere se il proprio post era stato o meno commentato. Leggi il resto di questo articolo »

Google, Facebook e l’Antitrust

Pensavo ad un’altra notizia quando ho visto che l’antitrust accusa Google di posizione dominante.

Pensavo che fosse non già l’antitrust italiano, bensì qualche altra authority, pensavo, non so perché, a qualcosa di estrazione anglosassone.

E invece no, si tratta propria dell’antitrust italiana, o meglio, per i signo precisetti, dell’Autorità Autorità della concorrenza e del mercato.

Ora, sono dalla parte di chi ritiene che nessuna impresa, per grande e magnifica che sia debba avere più del 75% della fetta di mercato di riferimento; ergo dovrei essere dalla parte dell’Authority che, all’interno della relazione annuale, parlando diffusamente di e-commerce, di pubblicità nel web e di economia generata dalla Rete, ha messo in evidenza che Google e  i social network più potenti, come Facebook, rischiano di penalizzare la corretta concorrenza con gli altri motori di ricerca e gli altri social network. Leggi il resto di questo articolo »

Il silenzio elettorale e il web. Qualcosa non torna

Come ben sapete, il 6 Maggio ci sono state delle elezioni amministrative in alcune città italiane, con turni di ballottaggio il 23.

E come ben sapete, il movimento di Beppe Grillo, nato essenzialmente in rete con un blog, ha “preso” una città (Parma) e qualche altro comune, il primo sindaco targato M5S è stato un certo Roberto Castiglion, un ingegnere poco più che trentenne che è riuscito a farsi eleggere primo cittadino di Sarego, città vicentina peraltro sede del folkloristico Parlamento Padano.

Ma non è di politica che voglio parlare in questo post.

Già 4 anni fa, non pochi analisti politici individuarono nell’uso dei social (in primis Facebook e Twitter) come un fattore in più per Obama.
Il punto che voglio sottolineare è un altro.

Una legge che credo risalga al 1956 regolamenta il silenzio elettorale.
Silenzio che da un po’ di anni a questa parte viene regolarmente aggirato dal momento che la legge riguarda “affissioni di stampati, giornali murali e manifesti di propaganda”. Leggi il resto di questo articolo »

L’Ipo di Facebook? Ottima, ma io non investo. Parola di Warren Buffett.

L’Ipo di Facebook è ormai alle porte. Ma cosa ne pensa un investitore leggendario come Warren Buffett che, tra l’altro, in qualche occasione è anche stato uno più ricco del mondo?

Ebbene l’Oracolo di Omaha, uno dei suoi tanti nomignoli, ha detto che, per quanto ritenga “straordinario” quello che sta accadendo con il social network, ossia una Ipo tra i 28 e i 35 dollari, con valutazione della società tra i 77 e i 96 miliardi di dollari, non ha intenzione di investire in Facebook.

Il vecchio investitore non si smentisce.

Già, perché Warren Buffett non ha mai fatto mistero di non investire né perder in cose fuori dalla sua comprensione.

Una delle sue massime recita infatti: “investo solo in cose che capisco”. E siccome non è molto versato nella new economy se ne tiene alla bada, cosa peraltro che gli ha permesso, al contrario di qualcun altro (vero Murdoch?), di non essere travolto dalla bolla dotcom.

La sua affermazione sembra lapalissiana, anzi lo è, ma in tanti si fanno prendere la mano e finiscono col prendere abbagli o restando con il cerino acceso in mano. Ad ogni buon conto il suo fiuto dice che potrebbe esserci dell’arrosto oltre il fumo di Facebook, solo che non intende abbuffarsi.

Semplice tattica? Con l’Oracolo non si sa mai, di certo come abbiamo più volte riferito i numeri delle società che operano con la Rete potrebbero essere in una qualche misura maggiorati e non sempre congruenti.

Buffett per la verità sembra più intenzionato a fare shopping nelle banche europee. Seguiamo il suo consiglio?

Web Marketing e casi di successo

Il web marketing per i professionisti è diventato fondamentale. Ecco un esempio di successo: il VinciConLaMente online.

Un altro esempio di web marketing particolarmente interessante è relativo al risparmio, sempre molto ricercato in Italia. Un sito molto autorevole per questo argomento èNoirisparmiamo.com, sul quale è possibile trovare moltissime soluzioni per risparmiare sugli acquisti, su bollette, e su tanti beni e servizi di necessità.

Inoltre, un argomento particolare ma anche molto cercato per chi vuole fare un "affare" è quello delle Aste Giudiziarie. Se vuoi restare aggiornato e trovare tutte le aste giudiziarie d'Italia visita: Aste Giudiziarie

Infine come ultimo esempio di web marketing sui siti, è utile segnalare l'esempio di una moda tutta giovanile. Quella della ricerca di frasi e aforismi particolari da utilizzare negli sms, nelle chat, nelle email e su watsapp