I 6 anni di Twitter. Da Jack Dorsey a Barack Obama, evoluzione della piattaforma di microblogging

Il primo giorno di Primavera, anche se c’è sempre qualche buontempone che dice che negli anni bisestili le cose cambiano, ci porta anche al compleanno di Twitter.

La popolarissima piattaforma di microblogging compie oggi sei anni; se fosse un essere umano sarebbe o in prima elementare o andrebbe in prima a settembre.

Invece è una realtà globale. Se fosse invece una impresa classica avrebbe, nella quasi totalità dei casi, una dimensione solo locale, laddove per locale intendo un raggio di 10-15 Km.

Con il web le cose vanno in modo molto diverso, al tempo della bolla dotcom le cose andava in modo ancora più rapido, un anno si era leader, l’anno dopo il fallimento.

Il 21 marzo del 2006 fece la comparsa il primo tweet, una cosa del tipo: “just setting up my twttr”. L’autore? Jack Dorsey (@Jack). La piattaforma ovviamente si è evoluta, e sembra essere fatta apposta per integrare i social, nel senso che Twitter e Facebook non sono tra loro esclusivi, anzi. Ormai è “di moda” usare gli stringati Tweet per rimandare a pagine fan, aziendali e personali di Facebook.

Io personalmente mi sono iscritto il 17 Marzo del 2009, e non che c’era tutta questa folla, perlomeno in Italia, perché all’estero, in Usa, le cose andavano in modo diverso.

Non pochi sagaci analisti politici americani hanno sottolineato l’importanza ed il contributo di Facebook e Twitter nella vittoria di Obama alle presidenziali del 2008.

Barack Obama è stato il primo uomo politico che sia riuscito a fare leva sul potenziale di una nuova generazione, quella che gli americani chiamano i Millennials, i figli del terzo millennio. Lui si spostava e postava un tweet. Le sue proposte? Le metteva su Twitter. E così via. Aveva, come potete ben capire, una marcia in più rispetto all’eroe di guerra John McCain.

Adesso, 4 anni dopo, molti politici, di tutto il mondo, affidano i loro pensieri a Twitter e confidano nelle sue capacità di impatto globale. Un’arma a doppio taglio, perché quando stai su un palco e parli nessuno ti risponde, le cose invece cambiano con i social. La parte positiva, dal punto di vista politico, è che si ha sempre il polso della situazione.

Una occhiata a Twitter dà modo di capire come la pensano su un determinato argomento.

E impostare una strategia di conseguenza.

Sarà un Bene o un Male per la Democrazia?

 

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