Se vuoi eccellere nel Web 2.0 devi essere stupido, almeno un po’. Parola di kevin Roberts

Se vuoi eccellere nel Web 2.0 devi essere stupido, almeno un po’. Parola di kevin RobertsIn un precedente post abbiamo sottolineato come il 2010 potrebbe essere l’anno del definitivo lancio dell’ebook, più di tutti se lo augura, per ovvi motivi, Jeff Bezos, Ceo di Amazon che in origine si chiamava Cadabra, senza l’abra di abracadabra, il quale, dopo aver rivoluzionato il mondo delle librerie, e non solo, punta a ridefinire in modo drastico e rivoluzionario, dopo oltre 500 anni, il concetto fisico di libro.
Staremo a vedere, di sicuro l’editoria è in fermento con la nascita di siti e società che offrono un servizio di book on demand, siti e società come il miolibro e boopen.
L’editoria classica deve cominciare a pensare in modo radicalmente diverse se non vuole cedere quote di mercato, che poi significa, stante la situazione e i competitors in gara, chiusura o assorbimento da parte di un gruppo editoriale più grande. La rete e le sue potenzialità stanno scatenando la creatività anche degli autori, sempre più decisi a sfruttare la tempesta perfetta della connettività, ma altresì attenti a non svendere troppo il frutto della loro immaginazione; immaginazione che spesso e volentieri fa la differenza, in un romanzo come nell’intraprendere con successo un’attività commerciale.
Un americano, tal Mark Stewart, aspirante autore, dopo i classici rifiuti, -cosa abbastanza usuale, basti pensare che almeno una quindicina di lungimiranti editori rifiutarono Il Destino del Leone di Wilbur Smith-, ha deciso di usare la piattaforma di microblogging Twitter per twittare il proprio romanzo. Mark Stewart, all’indomani di un nuovo rifiuto decise di pubblicare il suo romanzo “The French Revolution”, un americano che parla della rivoluzione francese, anche ciò dev’essere un effetto collaterale della globalizzazione, su Twitter.�
Il romanzo cominciò ad essere conosciuto proprio per la sua particolarità, s’innescò un passaparola positivo tra gli utenti che si trasformò in una vera e propria campagna di marketing virale.

A farla breve, il libro scritto da Matt Stewart ha ottenuto la notorietà prima ancora d’essere letto, grazie al fatto d’essere semplicemente il primo libro pubblicato su Twitter. Con il senno poi può anche sembrare una idea stupida, ma a lui ha portato bene.

Ritorniamo per un momento al mondo commerciale prima dell’avvento del web 2.0.
Ritorniamo con la mente al momento in cui Curad decise di sfidare Band-Aid nel mercato dei cerotti adesivi; a molti la scelta sembrò avventata, quando non suicida, in quanto Band-Aid era per gli americani quasi una istituzione nazionale, un brand che, con un linguaggio più moderno e da marketer, chiameremmo un Lovemark.

Eppure Curad ci riuscì grazie al potere dell’immaginazione.

Chi sono i principali fruitori dei cerotti? I bambini.
E allora Curad pensò e confezionò dei cerotti decorati con personaggi dei cartoni animati. L’idea piacque e quando i bambini cominciarono a vedere sulla mano dell’amichetto quel cerotto “creativo” la voglia di possederlo divenne contagiosa: i bambini desideravano quei cerotti.
Fu così che Curad erose quote di mercato all’istituzione Band-Aid.

Il Web 2.0 è particolarmente recettivo alla riuscita di idee talmente ardite da sembrare stupide, forse, dopotutto, quando Kevin Roberts, pubblicitario e semiologo di fama mondiale, l’uomo del concetto Lovemarks, consiglia agli uomini del marketing di “essere stupidi” sa cosa dice.

E voi?

Pensate ad una cosa stupida, può farvi diventare ricchi.

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